Oggi a Genova 

La storia del clochard salvato dal gelo dalla Polizia locale del centro storico

Lo chiameremo Giuseppe (nome di fantasia). Nonostante abbia una casa intestata, dorme spesso all’addiaccio nel centro storico e rifiuta, solitamente, ogni assistenza. Questa volta, però, col termometro sullo zero, si è fatto convincere, dopo molta insistenza, ad andare a dormire nel dormitorio allestito da Comune in via Buranello proprio in previsione del calo delle temperature

Lo si potrebbe frettolosamente etichettare come “uno che ha scelto questa vita”, quella del clochard. In realtà quasi mai la scelta di vivere per strada è voluta e consapevole, anche quando il soggetto lo afferma con forza. Infatti Giuseppe (lo chiamiamo con un nome di fantasia per tutelare la sua privacy) ha un amministratore di sostegno, cosa che certifica il fatto che non sia capace di intendere e di volere.
Giuseppe ha circa 55 anni, è italiano, ha una casa di proprietà (dove vive la sorella). Eppure vive per strada, negli ultimi mesi nella zona di Sarzano, dove dorme sulle panchine, imbacuccato in una coperta.
L’altra sera, col termometro a zero gradi, era lì e non si capiva se stesse dormendo oppure fosse morto. Nei primi giorni di gennaio un senza fissa dimora è morto per il freddo a Carignano, non molto distante. Una donna della zona ha chiamato la Polizia locale e sono arrivati gli uomini del nucleo Centro storico. Lo conoscono perché spesso è su quelle panchine e tante volte hanno cercato di convincerlo ad andare a casa, dove vive la sorella, oppure a casa del fratello, ma non c’è mai stato niente da fare. Stavolta, invece, l’uomo ha ceduto: faceva davvero troppo freddo. Ha rifiutato di andare a casa: <Non voglio disturbare> ha detto. La scusa di sempre. Ha però accettato di andare nel dormitorio del centro civico Buranello, dove il servizio del Comune “Cittadini senza territorio” ha predisposto per le 3 notti fredde previste un luogo per ospitare i clochard che di solito rifiutano ogni assistenza. Un breve giro di telefonate per sapere se ci fosse posto, poi l’appello alla Croce Bianca Genovese che s’è prestata per il trasporto con un suo mezzo. Giuseppe s’è tolto la coperta dalle spalle mentre arrivava l’ambulanza. Gli agenti gli hanno chiesto di rimetterla addosso, ma non c’è stato verso. <Non sarebbe dignitoso> ha risposto. E ha atteso il mezzo della Croce dritto come un fuso. La situazione, almeno per la notte, è stata risolta. L’ultima domanda di Giuseppe agli agenti prima di salire sull’ambulanza che lo avrebbe portato al dormitorio: <Domattina posso uscire, vero?>.

In copertina: foto d’archivio

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